Silei

FABRIZIO SILEI: UN RICERCATORE DI STORIE E VICENDE UMANE

Fabrizio Silei è uno scrittore, illustratore e artista italiano, nato a Firenze nel 1967. Ha lavorato per anni come sociologo, occupandosi principalmente di identità e memoria. Oggi nei suoi libri usa le sue abilità sociologiche affrontando temi importanti come la guerra, le discriminazioni, la Shoah, il razzismo e i diritti umani. Nel 2012 ha vinto il Premio Andersen per “Il bambino di vetro” e nel 2014 ha ricevuto lo stesso premio come miglior autore.

In occasione del Buck Festival 2026 di Foggia, è stato intervistato dai ragazzi del Blog del Buck Festival. È stata un’intervista curiosa e toccante: i piccoli giornalisti hanno deciso di non esplorare la sua carriera, ma le sue riflessioni, i suoi pensieri per conoscerlo meglio.

Fabrizio Silei dice ai bambini che incontra di fare come mestiere l’uomo primitivo perché, secondo lui, lo scrittore non fa nulla di nuovo rispetto agli uomini preistorici, infatti essi si riunivano intorno al fuoco per raccontarsi storie e rappresentarle nelle caverne. Infatti, secondo Silei, gli esseri umani sono <<fatti di storie>>, in quanto il cervello umano è fatto per generare storie e immaginarle. Silei afferma che il narrare e il narrarsi è molto importante perché, in un certo senso, il “bambino narrativo” riesce a “digerire” meglio gli episodi tragici e brutti che gli accadono durante il corso della sua vita.

Silei riflette sull’educazione che può dare la lettura, infatti definisce molte persone “schiavi dell’incapacità di dirsi”: quando non si ha le parole per descrivere una tragedia o una sofferenza, queste diventano enormi e insopportabili.

Silei afferma che ci sono molte storie che l’hanno cambiato, ma in particolare “I casi del detective contadino Pietro Bensi” l’ha molto segnato: Pietro è un personaggio che nota ogni particolare e si guarda sempre intorno. Da quando l’ha scritto cerca di assomigliargli come fa con gli altri personaggi dei suoi libri: secondo il noto autore, i suoi personaggi sono persino migliori di lui stesso e cerca sempre di trovare ispirazione in loro.

Fabrizio Silei ha molto a cuore i temi del razzismo e della disabilità perché crede che per essere empatici con gli <<ultimi>>, cioè chiunque subisca discriminazioni, bisogna essere stati almeno una volta gli ultimi. Infatti, quando era piccolo, Fabrizio aveva problemi di pronuncia e subiva spesso discriminazioni sociali. Ha scritto storie sul razzismo, come “L’autobus di Rosa”, ispirato alla storia di Rosa Parks, per cercare di disinnescare la tendenza della società a sentirsi migliori degli altri.

Crede che la lettura e la scrittura siano una forma di tecnologia; infatti entrambe sono sopravvissute nei secoli, addirittura anche all’invenzione del cinema. Infatti, il cervello umano ha bisogno soprattutto di immaginare la storia, perché quando leggiamo riusciamo a sentirci parte della vicenda, empatizzando con i personaggi e allenando la propria mente e le proprie capacità emotive.

La passione per la scrittura e la lettura non è nata da un libro o un autore, ma da sua madre. Sua madre era infatti bravissima a raccontare storie.

Fabrizio Silei consiglia ai giovani lettori “Niente di straordinario”, un albo interamente illustrato.

È stato molto bello conoscere meglio Fabrizio Silei e soprattutto fare domande inerenti a cose che non possiamo conoscere se non chiedergliele personalmente. Come l’anno scorso, anche quest’ano è stata una bellissima esperienza. 

Arianna De Venuto, Enrico Stallone, Aldo Ficarelli, Emmanuel Savelli

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