Sergio Olivotti in mostra
La mostra costituisce il tentativo di fotografare il percorso arborescente della fantastica olivottiana raccogliendo progetti editoriali, illustrazioni singole e altre opere provenienti dalla copiosa produzione dell’autore.
“Purtroppamente” segue così l’artista ligure lungo l’ingarbugliato filo rosso che lega i suoi lavori. Il filo rosso dell’assurdo e del non sense intesi come lenti prismatiche con cui analizzare e criticare il reale: “A volte anche per scappare dal reale…oh, ma questa non scrivetela!”.
Un percorso che porta a spasso le linee (come direbbe Klee) e le idee che dalle linee sono circondate (come direbbe Bozzetto) con uno sguardo panottico e poliedrico che rifiuta l’iperspecializzazione e la sterile venerazione della tecnica tipiche del contemporaneo.
Il setaccio della curatela ha portato a scegliere una selezione di lavori che sanciscono una chiara pratica creativa:“Non credo sia utile immaginare il progetto necessariamente diviso in due momenti distinti, quello ideativo e quello realizzativo. Amelia Earhart sosteneva che per far bene qualcosa bisognasse intanto iniziare a farla, ossia che le idee potessero nascere a priori e a tavolino, ma a volte si sviluppassero anche nei rizomi della pratica, strada facendo (e così ho citato anche Baglioni)”.
La mostra è anche e soprattutto un viaggio nella Creatività intesa come arma libertaria, pretesto per allenare l’intelligenza laterale e sviluppare anticorpi contro le catene della mente, perchè come diceva Giulio Carlo Argan “Chi non progetta ha già scelto di essere progettato”
Purtroppamente si dipana tra certi concetti e incerti concerti, colori intonati e voci stonate.
A tal proposito valgano le parole di Olivotti:
“Bisogna fare attenzione perchè il comemai non è come il dovecome, i sincretisimi fioriscono solo negli anni bisestili, e soprattutto, soprattuttamente, gli Snarz a gettoni stanno arrivando e sono già tra noi. Ma non ce lo vogliono dire! Marianna Balducci lo sa ma non lo dice! Ma se ascolti bene lo senti, lo senti nelle ossa, negli ossimori e negli ossibuchi. Ma non ce lo dicono…”
